martedì 30 novembre 2010

Montaggio e smontaggio opere provvisionali e sorveglianza del preposto

In fatto, era accaduto che l'A., mentre era intento al montaggio di un ponteggio in un cantiere edile ove erano in corso lavori per costruzione di un fabbricato, era caduto dal ponteggio mentre si trovava all'altezza del quarto piano dello stabile ed era piombato sul balcone del terzo piano riportando trauma cranico, fratture e contusioni multiple.
Secondo l'accusa, condivisa dai giudici del merito, l'imputato aveva omesso di predisporre misure idonee a garantire l'esecuzione in sicurezza dei lavori e non aveva curato la presenza di un preposto incaricato di controllare le operazioni di montaggio alle quali era intento il lavoratore.

Cassazione penale sentenza n° 23936 del 10/08/2010.

Chiedimi la sentenza

lunedì 29 novembre 2010

Ruolo e sfere di responsabilità

La società T. s.p.a. (successivamente divenuta B. s.p.a.) aveva appaltato alla F. s.r.l. lavori di demolizione e rimozione di coperture in un cantiere edile. La F. aveva a sua volta subappaltato ad Ae. le opere di rimozione di lastre in amianto.

Nel corso della rimozione di tali lastre eseguita da Ae., il lavoratore A.A. che non era trattenuto da fune e cintura di sicurezza, cadeva al suolo a causa del cedimento del piano di appoggio e riportava lesioni personali.
Dal processo è emerso che l'avvio delle operazioni di rimozione delle strutture in amianto aveva avuto luogo prima che fosse stata approntata un'impalcatura che consentisse l'aggancio degli apparati di trattenuta dei lavoratori.
Gli amministratori di Ae. hanno definito il giudizio con sentenza ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen..
Al F., nella veste di amministratore della F. s.r.l., è stato mosso l'addebito di aver violato l'obbligo di cooperazione e coordinamento per l'attuazione delle misure di prevenzione e protezione anche con riguardo all'attività oggetto del subappalto, in violazione del D.Lgs. n. 626, art. 7. 
Egli, nella veste di appaltatore, era titolare di posizione di garanzia; nè rileva la specificità dei rischi assunti da Ae. in relazione alla rimozione dell'amianto, poichè la misura mancata riguarda la generica predisposizione di adeguati ponteggi, preliminare rispetto all'avvio dell'attività specialistica. 
Infine la condotta non è neppure scriminata dalla ripresa dei lavori (interrotti per le avverse condizioni del tempo), da parte della ridetta Ae. senza preavviso, poichè tale contingenza è dovuta alla mancanza di appropriate riunioni di coordinamento.
Al T., nella veste di coordinatore per l'esecuzione delle opere nominato dal committente T./B., è stato contestato di non aver esercitato appropriata azione di vigilanza sulla regolarità del cantiere, prima dell'inizio dell'attività specialistica di Ae.. Egli avrebbe potuto segnalare l'irregolarità alla ASL o proporre la sospensione dei lavori. 
In tal caso l'evento sarebbe stato evitato o la condotta sarebbe stata comunque scriminata.
Cassazione penale sentenza n° 1490 del 14/01/2010.

sabato 27 novembre 2010

La figura del coordinatore per l'esecuzione

La figura del coordinatore per l'esecuzione: generalità
Una recente sentenza della Corte di cassazione offre lo spunto, a distanza di quasi un anno dall'entrata in vigore del c.d. «correttivo» al T.U.S., per fare il punto sulla figura del coordinatore per l'esecuzione dei lavori, la cui centralità nel sistema della prevenzione è indiscutibile nell'ottica del legislatore del 2008. Il Tit. IV del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, dedicato alla disciplina dei "Cantieri temporanei o mobili", contiene al Capo I le disposizioni specifiche relative alle misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili.
Tra le disposizioni rilevanti, v'è quella dell'art. 89 che, com'è noto, definisce le figure della sicurezza rilevanti: a) committente; b) responsabile dei lavori; c) lavoratore autonomo; d) coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la progettazione dell'opera, conosciuto come «coordinatore per la progettazione»; d) coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la realizzazione dell'opera, conosciuto come «coordinatore per l'esecuzione dei lavori».
Limitando l'attenzione a quest'ultima figura, il legislatore del 2008, a seguito delle modifiche apportate dal D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106, definisce il coordinatore per l'esecuzione dei lavori come quel «soggetto incaricato, dal committente o dal responsabile dei lavori, dell'esecuzione dei compiti di cui all'articolo 92, che non può essere il datore di lavoro delle imprese affidatarie ed esecutrici o un suo dipendente o il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) da lui designato», fermo restando, tuttavia, che le "incompatibilità di cui al precedente periodo non operano in caso di coincidenza fra committente e impresa esecutrice".
La norma, anche a seguito delle modifiche introdotte in sede di "correttivo" nell'agosto 2009, traduce efficacemente la specificità della funzione rivestita da questa importante figura della sicurezza, come del resto già riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità formatasi sotto la vigenza del D.Lgs. 14 agosto 1996, n. 494, attuativo della c.d. direttiva cantieri (direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili), poi abrogato dall'art. 304 del T.U.S.
Il coordinatore per l'esecuzione nell'evoluzione giurisprudenziale
Il tema dell'individuazione degli obblighi gravanti sulla figura del coordinatore per l'esecuzione dei lavori è stato particolarmente attenzionato dalla giurisprudenza di legittimità sotto la vigenza dell'abrogato D.lgs. n. 494 del 1996, nella consapevolezza che un personalizzato, equo giudizio d'imputazione può essere fondato solo sulla precisa delineazione delle numerose posizioni di garanzia individuate dal sistema della sicurezza sul lavoro. Peraltro, la normativa di settore è stata trasposta in termini coincidenti nel T.U.S. del 2008, parzialmente innovata dal D.Lgs. n. 106 del 2009 che, tuttavia - come riconosciuto anche dalla recente sentenza della Suprema Corte che è tornata sull'argomento - ha mantenuto l'impostazione del sistema prevenzionistico nella materia in questione, pur manifestando la tendenza a limitare e separare le sfere di responsabilità dei diversi soggetti.
Vigente il D.Lgs. n. 494 del 1996, la giurisprudenza di legittimità aveva correttamente distinto questa figura da quella, pure introdotta per la prima volta in sede di attuazione della direttiva cantieri, del coordinatore per la progettazione. La stessa giurisprudenza, del resto, già prima delle (invero modeste) innovazioni apportate dal nuovo T.U.S., aveva precisato come si tratti di figure "le cui posizioni di garanzia non si sovrappongono a quelle degli altri soggetti responsabili nel campo della sicurezza sul lavoro, ma ad esse si affiancano per realizzare, attraverso la valorizzazione di una figura unitaria con compiti di coordinamento e controllo, la massima garanzia dell'incolumità dei lavoratori" (Cass. pen., sez. IV, 26 maggio 2004, n. 24010, C., in Ced Cass. 228565; conf., Cass. pen., sez. IV, 8 maggio 2008, n. 18472, B.). Il Supremo Collegio, nell'evidenziare i profili differenziali esistenti tra questa figura e le altre figure operanti per sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, pur ribadendo la titolarità in capo al coordinatore per l'esecuzione dei lavori un'autonoma posizione di garanzia "che, nei limiti degli obblighi specificamente individuati dall'art. 5 del D.Lgs. n. 494 del 1996, si affianca a quelle degli altri soggetti destinatari delle norme antinfortunistiche" (Cass. pen., sez. IV, 3 ottobre 2008, n. 38002, A., in Ced Cass. 241217), aveva precisato, da un lato, come a quest'ultimo non fosse assegnato esclusivamente, vigente l'art. 5 del D.Lgs. n. 494 del 1996, "il compito di organizzare il lavoro tra le diverse imprese operanti nello stesso cantiere, bensì anche quello di vigilare sulla corretta osservanza da parte delle stesse delle prescrizioni del piano di sicurezza e sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell'incolumità dei lavoratori" (Cass. pen., sez. IV, 4 luglio 2008, n. 27442, L., in Ced Cass. 240961) e, dall'altro, ne aveva valorizzato i poteri a contenuto impeditivo in situazioni di pericolo grave e imminente (Cass. pen., sez. IV, 30 aprile 2008, n. 17502, M., in Ced Cass. 239524; fattispecie relativa al reato di lesioni colpose causate da un crollo verificatosi nel cantiere, in riferimento alla quale è stata riconosciuta la responsabilità del coordinatore per aver omesso di segnalare il riscontrato pericolo al committente e per non aver nella sua imminenza provveduto altresì a ordinare la sospensione dei lavori).
Il coordinatore per l'esecuzione nel T.U.S.
La nuova disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 81 del 2008 rende chiaro che, per ciò che attiene alla sicurezza, il committente, insieme ai suoi delegati, si trova in un ruolo critico – dialettico nei confronti del datore di lavoro dell'impresa esecutrice (e di quella affidataria) che, naturalmente, sono a loro volta portatori di plurimi obblighi in materia di sicurezza. Ciò giustifica il tenore dell'art. 89, co.2, lett. f) del nuovo T.U.S. come modificato dal legislatore del 2009, che, nel definire la figura del coordinatore per l'esecuzione dei lavori, dispone che si tratti di soggetto diverso dal datore di lavoro «delle imprese affidatarie ed esecutrici o un suo dipendente o il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) da lui designato». E', infatti, naturale che venga esclusa la possibilità che soggetto controllante e soggetto controllato si identifichino. Ciò vale, a maggior ragione, per l'incompatibilità introdotta in relazione alla figura del Rspp, considerato il ruolo che quest'ultimo riveste in seno all'organizzazione datoriale. Egli è, infatti, il consulente del datore di lavoro e, in tale sua veste, collabora con quest'ultimo nell'individuazione dei rischi, nella predisposizione delle misure di prevenzione e protezione e nell'attuazione degli obblighi prevenzionistici: ciò spiega, dunque, la necessità di impedire che l'Rspp possa rivestire le delicate funzioni di coordinatore per l'esecuzione, posto che, diversamente, si verificherebbe l'immedesimazione nella stessa figura di funzioni che sono e devono rimanere distinte, a garanzia dell'ottimale attuazione degli obblighi prevenzionistici. Per ciò che riguarda il coordinatore per l'esecuzione, atteso l'indicato ruolo di collaboratore del committente cha caratterizza tale figura, la lettura della specifica sfera di gestione del rischio demandatagli discende per un verso dalla funzione di generale, alta vigilanza che la legge demanda al committente. Per l'altro dalla disciplina dell'art. 92 T.U.S., la quale conferma che la funzione di vigilanza è "alta" e non si confonde con quella operativa demandata al datore di lavoro ed alle figure che da esso ricevono poteri e doveri (dirigente e preposto), tant'è vero che il coordinatore articola le sue funzioni in modo formalizzato.
Conclusivamente, dunque, il legislatore ha mostrato particolare consapevolezza dei rischi derivanti dall'azione congiunta di diverse organizzazioni e ne ha disciplinato la prevenzione, imponendo un penetrante reciproco obbligo di tutti i soggetti coinvolti di coordinarsi e di interagire con gli altri in modo attento e consapevole, affinché risulti sempre garantita la sicurezza delle lavorazioni.
(Sentenza Cassazione penale 13/05/2010, n. 18149)

martedì 23 novembre 2010

Indicazioni metodologiche per la valutazione dello stress lavoro correlato

Con lettera circolare del 18 novembre 2010, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha reso note le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavoro-correlato della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro (art. 6, comma 8, lett. mquater, d.lgs. n. 81/20028).

Il documento è stato elaborato a seguito di un lungo iter svoltosi nel corso del 2010 e sulla scorta del lavoro svolto in seno al Comitato tecnico n. 6 della suddetta Commissione, composto da rappresentati delle parti sociali, esponenti delle pubbliche istituzioni e professionisti esperti in materia, sotto il coordinamento e la presidenza del Ministero del lavoro.
Come noto l’adozione del documento intende superare le difficoltà operative ripetutamente segnalate in ordine alla individuazione delle corrette modalità di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, resa definitivamente obbligatoria dall’art. 28 del Testo Unico della salute e sicurezza sul lavoro. Il 31 dicembre 2010 è la data di decorrenza di tale obbligo a partire dalla quale i datori di lavoro dovranno dare avvio all’adeguamento della valutazione secondo quanto prescritto e di questo gli organi di vigilanza dovranno tener conto ai fini dell’adozione dei provvedimenti di propria competenza.
Le indicazioni metodologiche sono state elaborate nei limiti e per le finalità puntualmente individuati dalla legge tenendo conto della ampia produzione scientifica disponibile sul tema e delle proposte pervenute all’interno alla Commissione consultiva e sono state redatte secondo criteri di semplicità, brevità e comprensibilità.
Obiettivo del documento è quello di indicare un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato per tutti i datori di lavoro pubblici e privati, come parte integrante della valutazione dei rischi e delineare un protocollo che possa essere gestito dal datore di lavoro avvalendosi del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
La valutazione prende in esame non singoli ma gruppi omogenei di lavoratori – per esempio, per mansioni o partizioni organizzative – che risultino esposti a rischi dello stesso tipo ad esempio, i turnisti, i dipendenti di un determinato settore oppure chi svolge la medesima mansione, etc.
Il modello introdotto si articola in due fasi progressive: una necessaria di valutazione preliminare; l’altra eventuale, da attivare nel caso in cui la valutazione preliminare riveli elementi di rischio da stress lavoro-correlato e le misure di correzione adottate a seguito della stessa, dal datore di lavoro, si rivelino inefficaci.
La prima consiste nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili afferenti a fattori di contesto o di contenuto del lavoro ovvero a fattori quali gli indici infortunistici; le assenze per malattia; il turnover; l’entità dei procedimenti e delle sanzioni; le segnalazioni del medico competente. Tale attività viene fatta attraverso liste di controllo gestite direttamente dal datore di lavoro, con il supporto dei suoi ausiliari.
Ove dalla valutazione preliminare non emergano elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro sarà unicamente tenuto a darne conto 2 nel documento di valutazione del rischio e a prevedere un piano di monitoraggio. Diversamente, nel caso in cui si rilevino elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, si procede alla pianificazione ed alla adozione degli opportuni interventi correttivi. 
Quando l’attuazione dei suddetti interventi correttivi risulti inefficace e il rischio continui a permanere, allora il datore di lavoro dovrà procedere alla fase di valutazione approfondita. 
Quest’ultima, a differenza della precedente, si basa sulla valutazione della percezione soggettiva delle proprie condizioni di lavoro da parte dei lavoratori e richiede il ricorso a strumenti di investigazione adeguati quali questionari, focus group, interviste semi-strutturate, che consentano di capire la posizione dei lavoratori rispetto ai quei fattori prima valutati solo oggettivamente. Anche tale fase fa riferimento ovviamente ai gruppi omogenei di lavoratori rispetto ai quali siano state rilevate le problematiche.
Nelle aziende di maggiori dimensioni è possibile che tale fase di indagine venga realizzata tramite un campione rappresentativo di lavoratori; diversamente nelle aziende fino a cinque lavoratori è possibile una generale semplificazione di tale fase prevedendo direttamente l’utilizzo di semplici riunioni informali con i lavoratori interessati.
Nel complesso il documento approvato è dunque il frutto di una operazione di concertazione e condivisione equilibrata volta a dare ai datori di lavoro indicazioni minime obbligatorie, chiare, gestibili direttamente dai soggetti aziendali e in ogni caso implementabili in melius a favore del lavoratore e a discrezione del datore di lavoro.
Si attende ora la messa a regime dello strumento in un contesto produttivo in cui, nell’attesa di un provvedimento unitario e centrale, si erano sviluppate svariate prassi di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato. È utile ribadire, infatti, che tali prassi dovranno necessariamente cedere il passo – quanto meno per le parti non corrispondenti e al di sotto della soglia minima di tutela affermata dalle indicazioni della Commissione – alla nuova metodologia che rappresenta lo standard minimo inderogabile, modificabile esclusivamente a favore di lavoratori. Anche per questo e nell’ottica di eventuali correttivi, la Commissione si è riservata il compito di svolgere un’attività di monitoraggio nel corso dei ventiquattro mesi dall’adozione del documento.

ISPESL

La legge 30 luglio 2010, n. 122 di conversione con modificazioni del D.L. 78/2010, prevede l'attribuzione all'INAIL delle funzioni già svolte dall'ISPESL. 

lunedì 22 novembre 2010

Responsabilità del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

In materia di normativa antinfortunistica, l'RSPP non riveste un'originaria posizione di garanzia, infatti sue eventuali inadempienze non sono penalmente sanzionate, e quindi non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio. Egli potrà essere chiamato a rispondere solamente degli eventi dannosi quando siano riconducibili anche all'omessa segnalazione di queste situazioni delle quali era a conoscenza o che avrebbe dovuto riconoscere, ma certamente la sua nomina non esonera il Datore di Lavoro dagli obblighi e dalle responsabilità che gli sono fatte proprie dalla normativa antinfortunistica.


CASSAZIONE PENALE SEZ.IV - SENTENZA N. 11582 DEL 25/03/2010

giovedì 18 novembre 2010

Rischio Stress - Lavoro correlato

Nessuna proroga dopo il 31/12/2010 per la Valutazione dello stress - lavoro correlato.

Il 17 novembre 2010 è stata raggiunta l'intesa in sede di Commissione consultiva. 
L'intesa raggiunta nella Commissione consultiva, art. 6 D.Lgs. 81/2008, prevede l'obbligo di valutazione dei rischi a partire dal 1° gennaio 2011, che dovrà essere realizzata d'intesa con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e il Medico competente, con la consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) e registrata nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). 

venerdì 12 novembre 2010

Controllo obbligatorio dei lavoratori da parte del datore di lavoro

Il datore di lavoro, di fronte ad un lavoratore che viola ripetutamente le norme in materia di sicurezza sul lavoro, deve adottare nei confronti del lavoratore recidivo, provvedimenti sanzionatori e disciplinari.

Cassazione Penale Sez. IV - Sentenza n. 1512 del 14 gennaio 2010:


scarica

giovedì 11 novembre 2010

Elenco contravvenzioni in edilizia

Scarica la tabella delle contravvenzioni in edilizia:

scarica

La designazione a RSPP non equivale a delega di funzioni

Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) è uno strumento del datore di lavoro!
E' il Datore di lavoro l'esclusivo destinatario degli obblighi di cui al D. Lgs.81/2008 e ss.mm.ii. e si avvale dell'aiuto del RSPP che non ha, quindi, potere decisionale.
La designazione del RSPP (obbligo del datore di lavoro non delegabile - art.17 co.1 lett b D.Lgs. 81/2008 e ss.mm.ii.) non "trasferisce" gli obblighi dal datore di lavoro al RSPP.


scarica_sentenza

mercoledì 10 novembre 2010

I datori di lavoro e la normativa sulla sicurezza dei lavoratori

Sei un datore di lavoro? Sei sicuro che la tua azienda è in regola con la sicurezza sul lavoro?


In ogni realtà lavorativa dove sono presenti lavoratori dipendenti devono essere istituite alcune particolari figure relative la sicurezza, primo fra tutti il cosiddetto responsabile del servizio di prevenzione e protezione, ruolo che può essere ricoperto dallo stesso datore di lavoro previa frequentazione di un apposito corso di formazione e solo ed esclusivamente nei seguenti casi:
1. Aziende artigiane e industriali (1)...........fino a 30 Lavoratori
2. Aziende agricole e zootecniche..............fino a 30 Lavoratori
3. Aziende della pesca................................fino a 20 Lavoratori
4. Altre aziende ..........................................fino a 200 Lavoratori

Altre importanti figure devono essere presenti in ogni realtà lavorativa ove siano presenti dipendenti,  gli addetti alle misure antincendio, gestione delle emergenze  e primo soccorso.
Tali ruoli possono essere ricoperti dallo stesso datore di lavoro solo nelle realtà lavorative fino a 5 dipendenti,  mentre nelle altre realtà tali ruoli sono ricoperti da uno o più dipendenti in relazione alle caratteristiche logistiche dell’attività; nel primo o nel secondo caso tale obbligo viene assolto frequentando appositi e specifici corsi di formazione.
In relazione all’art 47 comma 2 del D.Lgs 81/2008, in tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, tale figura rappresentativa una volta eletto deve frequentare un apposito corso di formazione di 32 ore pena un’ammenda di circa 2000 euro.
Altri importanti obblighi relativi la formazione riguardano i cosiddetti dirigenti e preposti, persone che, in ragione delle competenze professionali e ai poteri gerarchici e funzionali, ricoprono un ruolo di particolare responsabilità e pertanto sono obbligati a frequentare specifici corsi di formazione al termine del quale viene rilasciato il relativo attestato di partecipazione.
Un altro delicato aspetto a carico del datore di lavoro è la cosiddetta informazione e formazione dei lavoratori, obbligatoria per tutti coloro che prestano servizio come dipendenti in una qualsiasi realtà lavorativa e prevede la partecipazione ad un particolare corso di formazione dove principalmente vengono analizzati tutti i rischi presenti in azienda e le relative misure di prevenzione e protezione oltre tutte le altre argomentazione relativi l’igiene, la salute e la sicurezza secondo il nuovo testo unico della sicurezza.

Per quanto concerne le imprese edili, oltre specifici corsi per l’utilizzo del ponteggio, delle gru, per i lavori in quota etc. , riscontriamo un nuovo obbligo a carico del datore di lavoro che riguarda la formazione dei lavoratori che entrano per la prima volta in cantiere, tale corso di formazione prevede la partecipazione ad un percorso formativo di 16 ore al termine del quale viene rilasciato apposito attestato di formazione che assolve pienamente tale obbligo di legge.


martedì 9 novembre 2010

Progettazione, costruzione ed esercizio delle attività' commerciali con superficie superiore a 400 mq

D.M. 27 luglio 2010 recante "Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività commerciali con superficie superiore a 400 mq" pubblicato nella G.U. n. 187 del 12 agosto 2010.


http://www.vigilfuoco.it/speciali/sicurezza/novita/novita.asp?codnews=10258