mercoledì 29 dicembre 2010

La validità della formazione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza

L'attestato di formazione che viene rilasciato ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza è valido per tutte le attività lavorative?
Il lavoratore in possesso di un'attestato di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, in caso di licenziamento e assunzione presso un' attività lavorativa diversa, risulta correttamente formato oppure deve ripetere un nuovo corso di formazione?
Tutte domande lecite da porsi e la risposta che per molti potrebbe essere scontata in realtà occorre estrapolarla da una lettura approfondita dell'art 37 comma 11 del D.lgs 81/2008 così come modificato dal D.lgs 106/09, il quale recita così:
11. Le modalità, la durata e i contenuti specifici della formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva nazionale, nel rispetto dei seguenti contenuti minimi: a) principi giuridici comunitari e nazionali; b) legislazione generale e speciale in materia di salute e sicurezza sul lavoro; c) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi; d) definizione e individuazione dei fattori di rischio; e) valutazione dei rischi; f) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione; g) aspetti normativi dell’attività di rappresentanza dei lavoratori; h) nozioni di tecnica della comunicazione. La durata minima dei corsi è di 32 ore iniziali, di cui 12 sui rischi specifici presenti in azienda e le conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate, con verifica di apprendimento. La contrattazione collettiva nazionale disciplina le modalità dell’obbligo di aggiornamento periodico, la cui durata non può essere inferiore a 4 ore annue per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori e a 8 ore annue per le imprese che occupano più di 50 lavoratori.
Leggendo attentamente il comma sopra riportato si evince che la durata minima è di 32 ore e che 12 ore devono trattare i rischi specifici presenti in azienda quindi estrapolati proprio dal documento di valutazione dei rischi specifico aziendale.
Alla luce di quanto detto risulta semplice capire che erogando un corso di 32 ore ad un lavoratore che riveste il ruolo di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza all'interno di un'attività, considerando le 20 ore di formazione (32 meno 12 di rischi specifici) che in relazione ai contenuti possono essere considerate comuni per tutti i settori, le restanti 12 ore specifiche per una realtà aziendale che non potrà mai essere uguale ad un'altra realtà, rendono quella formazione strettamente legata ad uno specifico contesto lavorativo e pertanto carente se utilizzata altrove.
In altre parole l'attestato di formazione di R.L.S. (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) rilasciato ad un lavoratore è un attestato personale in quanto nominativo ma strettamente legato a quel contesto lavorativo ove è stato rilasciato, pertanto il lavoratore che si presenta in una nuova realtà aziendale provvisto della suddetta formazione dovrà quantomeno prevedere un aggiornamento di 12 ore relativi ai rischi specifici presenti nel nuovo contesto.

martedì 21 dicembre 2010

Responsabilità nel caso di noleggio di macchine con conducente

Il fatto addebitato agli imputati si riferisce ad un infortunio sul lavoro, verificatosi il (OMISSIS), nel quale la persona offesa - incaricata di prestazioni di lavoro da parte di N.B. - era rimasto folgorato mentre operava su una pompa autocarrata utilizzata per la posa del calcestruzzo e messa a disposizione dalla società di cui R.N. era legale rappresentante nell'ambito di lavori per il cui coordinamento era stato incaricato N.G..
E' stato accertato, nel giudizio di merito, che la pompa autocarrata era manovrata da tale R.F., dipendente della s.p.a. f.lli R.N. e che non era stata osservata la distanza di sicurezza tra la pompa e la linea elettrica sovrastante che era stata urtata con la conseguente folgorazione del lavoratore.
In particolare, per quanto riguarda la posizione di R.N., è stato accertato che il medesimo non aveva provveduto ad evitare che il mezzo, condotto da un suo dipendente, operasse in prossimità di linee elettriche nè questo rischio era stato indicato nel documento per la sicurezza.
Inoltre il preposto da lui nominato, peraltro privo di alcuna delega, non era adeguatamente preparato per la tutela della sicurezza in situazioni consimili.
Cassazione penale sentenza n° 1514 del 14/01/2010.

venerdì 17 dicembre 2010

Inammissibilità della delega implicita o presunta di funzioni antinfortunistiche nel D.Lgs. n. 81/2008

La delega di funzioni, spettanti e facenti carico al datore di lavoro, nei riguardi di terzi, disciplinata dall'art. 16 D.Lgs. n. 81/2008, come modificato dall'art. 12 D.Lgs. n. 106/2009, non può ritenersi implicitamente presunta dalla ripartizione interna all'azienda dei compiti assegnati ai dipendenti o dalle dimensioni dell'impresa. 
CASSAZIONE PENALE SENTENZA N°7691 DEL 05/02/2010


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martedì 14 dicembre 2010

Delega di funzioni e posizioni di garanzia

Il datore di lavoro individuale o l'amministratore delegato di una società possono delegare ad un terzo l'attuazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro perchè si tratta di compiti loro originariamente attribuiti. Non rientra nella delega di funzioni l'attività di controllo attribuita a singoli dipendenti sull'effettivo adempimento di tali misure e, in genere, ogni attività esecutiva delle direttive provenienti dai soggetti legittimati. La delega di funzioni si ha solo se al delegato vengono attribuiti poteri originariamente spettanti al delegante.
CASSAZIONE PENALE SENTENZA N° 11582 DEL 02/02/2010

lunedì 13 dicembre 2010

Responsabilità del committente per ingerenza - infortunio mortale

V.C., operaio alle dipendenze della ditta R.E.S., di cui il D.B. era amministratore unico, nel mentre, all'interno di un capannone della ditta F.S., di cui il D.V. ne era amministratore unico, ove si stavano eseguendo lavori di installazione di un impianto di climatizzazione, stava spostando, per poter collocare all'esterno del capannone la tubazione del climatizzatore, un trabattello che urtava una linea elettrica di 20.000 Volt, posta nelle immediate vicinanze, rimaneva folgorato con conseguente decesso.
Cassazione penale sentenza n° 21511 del 07/06/2010.


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giovedì 9 dicembre 2010

Nelle società di persone l’obbligo di adottare le misure di sicurezza e poste a tutela della integrità fisica dei lavoratori è a carico di ciascun socio a meno che non risulti fornita una espressa delega a persona competente in materia.

I legali rappresentanti di una s.n.c. società in nome collettivo sono stati tratti in giudizio dinnanzi ad un Tribunale per rispondere del reato di omicidio colposo di cui all'articolo 589 c.p., in quanto in qualità di direttori tecnici di un cantiere installato per l’esecuzione di opere di coibentazione, avevano adibito un dipendente della propria ditta all'effettuazione di lavori di impermeabilizzazione del tetto di un capannone ad un'altezza di m. 6,6 da terra, il quale, privo di cintura di sicurezza, era caduto al suolo attraverso un'apertura presente nel solaio non convenientemente protetta,  riportando lesioni personali di tale gravità che ne avevano successivamente determinato il decesso. Ai due legali rappresentanti veniva addebitata una colpa generica ed una specifica legata ad una violazione all’articolo 68 del D. P. R. 7/1/1956 n. 164 (ora Titolo IV Capo II del D. Lgs. n. 81/2008)
Cassazione Penale Sezione IV- Sentenza n. 32193 del 6 agosto 2009

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Infortunio, capocantiere di fatto, responsabilità penale

C.L. veniva tratto a giudizio, per rispondere del reato di cui all'articolo 589 c.p., perché, per colpa consistita in negligenza, imperizia ed imprudenza, nonché inosservanza delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, agendo quale capocantiere della ditta di F.V. (nei cui confronti si è proceduto separatamente), aveva cagionato la morte dell'operaio V.G. (lavoratore in nero dipendente di fatto della ditta del F.), secondo una dinamica così ricostruita nel capo di imputazione: il V. nel pomeriggio del ***, mentre espletava da solo le mansioni affidategli, era caduto da un'apertura posta all'altezza di circa sei metri dopo essere inciampato su una palanca, riportando, in conseguenza della caduta dall'alto, gravissime lesioni; il V. era stato lasciato quindi seduto su una sedia in gravi condizioni, e solo alla fine del turno di lavoro era stato riportato a ***, da dove, dopo essere stato caricato a braccia su un'auto di suoi parenti avvisati dell'accaduto, era stato trasportato all'ospedale di ***, con ricovero in prognosi riservata: presso tale nosocomio era poi deceduto il giorno seguente per shock traumatico ed ipovolemico secondario a pneumotorace destro drenato, frattura epifisi-metafisi distale del femore destro, frattura somatica amielica del corpo della 21 vertebra dorsale e lacerazione epatica con versamento emorragico libero endoaddominale; i profili di colpa specifica venivano contestati all'imputato sul rilievo del mancato uso da parte del V. della cintura di sicurezza, nonché della mancata predisposizione di misure di protezione idonee a prevenire il pericolo di caduta da balconcino-apertura dove il V. lavorava da solo senza alcun controllo.
Cassazione penale sentenza n° 20070 del 18/05/2010.

giovedì 2 dicembre 2010

Infortunio sul lavoro

Responsabilità dell'amministratrice unica di una società costruttrice di un macchinario non conforme per infortunio sul lavoro con esiti lesivi.
Cassazione penale sentenza n° 16941 del 04/05/2010.


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